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Palazzo Tezzano

Il palazzo Tezzano è un grande edificio settecentesco adiacente a piazza Stesicoro, di fronte ad una piccola sezione ancora visibile dell’anfiteatro romano risalente probabilmente al II secolo.
La facciata principale è caratterizzata da un ampio portone che occupa il centro del prospetto principale e da un balcone monumentale sopra il quale si eleva un orologio. Tale facciata è molto simmetrica e lineare, grazie al ripetersi di colonne in pietra bianca che fanno da contrasto con il tono grigio dell’intonacatura in pietra lavica, tipica della città etnea. Questo gioco di colonne chiare e sfondo grigio basalto si ripete per tutti i quattro lati del palazzo, data la sua forma quadrangolare. Al suo interno vi è un grande cortile che la struttura contorna formando una sorta di “U”, con una interruzione a nord.

Questo palazzo fu edificato nel 1709 su richiesta di Niccolò Tezzano, conte e medico di quel tempo. Egli era già proprietario del territorio e decise di gestire i lavori a sue spese. Al termine donò la struttura, destinata a diventare l’ospedale di San Marco, alla città di Catania, gravemente danneggiata dal terremoto del 1693.
Ma il secolo successivo, esattamente nel 1837, l’ospedale attraversò delle difficoltà economiche, motivo per il quale una parte dell’edificio andò in affitto all’Ufficio dell’Intendenza borbonico, che vi avrebbe allocato l’archivio di stato civile. Dal 1844 altre parti del palazzo furono occupate da sezioni della Procura generale e della Cancelleria penale e si diffuse l’idea di trasferire l’ospedale in un’altra struttura per adibire quella adiacente a piazza Stesicoro a Tribunale generale. A causa di moti rivoluzionari, il trasferimento dell’ospedale avvenne solamente più tardi, tra gli anni 1878 e 1880. Fu spostato al Monastero dei Benedettini di San Nicolò e cambiò il suo nome in Vittorio Emanuele II. Il palazzo Tezzano diventò quindi sede del Tribunale, fino al 1953, quando fu inaugurata la nuova sede in Piazza Giovanni Verga.

Oggi ospita la scuola media "L. Capuana" e l’archivio Ceramografico dell’Università degli studi di Catania, un vasto insieme di schede che riproducono vasi attici tipici della Grecia.



Nelle vicinanze (150 m.)


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